I luoghi della storia

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ISOLE DIOMEDEE:

Fin dall’antichità, l’arcipelago delle Isole Tremiti sono conosciute con il nome di Isole Diomedee.

Questo nome sembrerebbe derivare dal mito del re Diomede.

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Diomede, secondo la mitologia greca, fu uno degli eroi che partecipò alla guerra di Troia.
Durante la guerra si trovò a combattere con Enea (eroe troiano); durante lo scontro con Enea, Diomede tentò di ucciderlo: il suo tentativo fu fermato dalla mano divina di Afrodite (madre di Enea): Diomede ferì la dea ad una mano; questo gesto lo costrinse a scappare per salvarsi dall’ira della dea.

Decise, quindi, di prendere la via del mare e cominciò, così, il suo peregrinare in Mare Adriatico: durante questo lungo viaggio incontrò ospitalità presso Dauno, re del Gargano.
Dauno gli concesse la possibilità di fondare un suo regno: Diomede tracciò i confini del suo regno con alcune rocce ciclopiche che aveva portato con sé da Troia.

Alcune di queste rocce, miracolosamente, riemersero dal mare e diedero vita alle cinque isole che, oggi, costituiscono le Isole Tremiti (chiamate anche sassi di Diomede).

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SAN NICOLA:

Sull’isola di San Nicola si trova l’imponente santuario e fortezza di Santa Maria a Mare.
Questa fortezza è ciò che rimane di quello che hanno costruito, nei secoli, i tre ordini monastici (Benedettini, Cistercensi e Lateranensi) che si sono susseguiti sull’isola di San Nicola.
I monaci, per difendersi dai continui attacchi da parte dei pirati, decisero di innalzare delle mura molto alte ed invalicabili.
L’isola si presenta, quindi, come una vera e propria fortezza, costituita da mura che salgono dal piccolo porticciolo dell’isola e salgono fino alla cima, tra feritoie, torrioni e piombatoi, per difendere l’Abbazia.

Chiesa di Santa Maria a Mare

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Al centro dell’isola si trova la chiesa di Santa Maria a Mare, iniziata dai monaci Benedettini e portata a termine dai Canonici Lateranensi.
All’interno si trovano pregevoli opere d’arte come i mosaici del pavimento e il crocifisso.
Una leggenda racconta che questo crocifisso arrivò completamente da solo, miracolosamente. Secondo questa leggenda, una piccola barca, senza remi, vele e uomini a bordo, fece rotta verso le isole Tremiti.
Appena arrivata a San Nicola, le persone scoprirono che a bordo c’era solo un grande crocifisso dipinto.
Alcuni uomini decisero di trasportarlo fino alla chiesa ma si accorsero che era troppo grande per metterlo all’interno.
Decisero, quindi, di rimandare i lavori al giorno dopo; quando tornarono, il mattino seguente, i monaci, con grande stupore, lo trovarono già posizionato all’interno.

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SAN DOMINO:

Fino ai primi anni del 1900, San Domino era un un’isola praticamente disabitata.
Gli abitanti di San Nicola, monaci prima e carcerati poi, andavano a San Domino solo per coltivare la terra.
Nella seconda metà degli anni trenta venne costruito un villaggio rurale al fine di accogliere tutta la popolazione tremitese e trasferire, invece, i prigionieri sull’isola di San Nicola.
Era stata costruita una cantina per il vino, un fienile e la stalla.
Durante il periodo fascista, tutte le strutture vennero trasformate in prigioni dove i carcerati rimanevano sempre incatenati.
Tra i prigionieri incarcerati vi fu confinato anche Sandro Pertini che rimase qui per circa un mese.

Il Faro

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In cima ad una falesia a picco sul mare, chiamata punta del diavolo, si trova il faro dell’isola, da sempre il simbolo delle Tremiti.
Per anni è stato un punto di riferimento fondamentale per i navigatori smarriti e alle prese con le tempeste.
Il faro di san Domino, però, deve la sua fama e il suo fascino ad un giallo internazionale che lo coinvolse la sera dell’8 novembre 1987.
Quella sera, la quiete dell’isola venne squarciata da un boato potentissimo.
Era stata lanciata una bomba sul faro.  Per fortuna non c’era nessuno. Ci fu una sola vittima, l’attentatore.
Ancora oggi non si sa chi sia stato il responsabile: si pensa all’allora colonnello Gheddafi che rivendicava il controllo sulle isole Tremiti.