Delfini: i sensi dei cetacei

Come sentono i Delfini?

I delfini sono gli unici mammiferi completamente legati all’ambiente marino, pur provenendo da un predecessore terrestre.
Si sono adattati all’ambiente marino sia nell’aspetto fisico che negli aspetti fisiologici. Il corpo dei delfini ha assunto un aspetto idrodinamico per diminuire l’attrito con  l’acqua e potersi muovere agilmente nell’ambiente marino; gli arti, ad esempio, si sono trasformati in pinne per garantire i migliori movimenti in acqua.
I sei sensi dei mammiferi marini sono:

La vista:


la struttura dell’occhio dei delfini è simile a quella di tutti gli altri mammiferi anche se presenta diverse particolarità, adatti a condurre una vita acquatica. I delfini vedono bene sia sotto che sopra la superficie dell’acqua. Grazie ad una particolare struttura della retina, l’occhio dei delfini cattura con più efficienza i raggi luminosi; grande vantaggio in un ambiente poco illuminato come le profondità marine.

L’olfatto:


sentire gli odori in acqua, per un delfino, non è così fondamentale; infatti la possibilità di percepire odori si è così ridotta che, in questi animali manca il bulbo olfattorio, i gangli e le fibre che generalmente lo accompagnano.

Il gusto:


sulla lingua di alcune specie di delfini sono presenti una sorta di  papille gustative; queste recettori permettono agli animali di distinguere i vari sapori: amaro, salato e pare anche il dolce. Qualunque sia il suo sapore, la preda viene afferrata dai delfini tramite i loro aguzzi denti canini, unico tipo di denti che posseggono.

Il tatto:


il senso del tatto è strettamente legato alla struttura della pelle, che è uno dei tessuti che si è più modificato nell’adattamento alla vita acquatica. Il particolare tipo di pelle permette ai delfini di raggiungere alte velocità senza compiere eccezionali sforzi muscolari. Essa è formata da due strati: sottile e flessibile quello esterno, denso, spugnoso e molto deformabile all’interno. Questa particolare struttura permette al delfino di diminuire l’attrito dell’acqua quando aumenta la velocità del nuoto in modo da non affaticarsi.
Un altro problema risolto tramite la pelle, è il mantenimento del calore corporeo. Per evitare la perdita di calore, il corpo dei Cetacei è avvolto da uno spesso strato di grasso sottocutaneo, di grande potere isolante.
Nella pelle, inoltre, sono localizzati dei recettori che permettono una sensibilità tattile; percependo minime variazioni di pressione, rendono la pelle molto sensibile, soprattutto in alcune aree: vicino allo sfiatatoio, sulla mandibola inferiore, sul melone (fronte, sul muso (rostro).

Il “senso magnetico”:


molti animali marini possiedono una facoltà sensoriale che permette di ricavare informazioni sulla direzione da prendere, utilizzando il campo magnetico terrestre. Piccoli cristalli d’ossido di ferro (magnetite) sono stati trovati anche nel tessuto cerebrale di alcune specie di cetacei. Si pensa che questi cristalli di magnetite si allineino con le linee di forza del campo magnetico terrestre e, sentendo i cambiamenti nell’orientamento di questi cristalli, l’animale che li possiede, calcola la direzione in cui muoversi.
In mare sono scarsi i punti fissi utilizzabili per la navigazione; di solito le linee di forza del campo magnetico naturale corrono da nord a sud con intensità regolare, in alcuni luoghi però, il campo è distorto da particolari formazioni geologiche così che possono essere considerate punti di riferimento.

L’udito:


I delfini, nel corso dell’evoluzione, hanno perso il padiglione auricolare; i suoni sono raccolti utilizzando un’altra via: quella delle ossa dalla mandibola. La mandibola dei delfini, infatti, è un osso cavo percorso all’interno da una sostanza grassa che permette il passaggio delle vibrazioni sonore che una volta recepite, vengono trasmesse alla bolla timpanica, osso che avvolge la parte interna dell’orecchio.
Il suono, catturato, elaborato dall’orecchio interno e trasformato in impulso nervoso attraverso il nervo uditivo, arriva al cervello dove è realizzata l’immagine dell’oggetto individuato. Si può dire, così, che i delfini vedono attraverso i suoni. La distanza dall’oggetto individuato, il delfino la calcola dal tempo intercorso fra l’emissione del suono e la ricezione del suo eco.